MOZIONE M5S IN SENATO SU ACCIAIERIE DI TERNI

Atto n. 1-00327

Pubblicato il 21 ottobre 2014, nella seduta n. 334

LUCIDI , AIROLA , LEZZI , MORONESE , MONTEVECCHI , CAPPELLETTI , SERRA , GAETTI , CASTALDI

Il Senato,
premesso che:
il polo siderurgico di Terni rappresenta il più grande sito industriale dell'Italia centrale. Vi sono impiegati circa 2.800 addetti e altrettanti costituiscono l'indotto di riferimento. Dai comuni indicatori statistici si calcola che circa 20.000 persone ne beneficiano in termini di reddito;
in questo contesto, Acciai speciali Terni (AST) è tra i primi produttori mondiali di laminati piani inossidabili, costituendo da sola una quota superiore al 40 per cento sul mercato italiano;
dunque il polo siderurgico ternano, come affermato anche dal Ministro dello sviluppo economico, ricopre un ruolo strategico nel panorama nazionale ed europeo nella produzione di acciai speciali; AST produce il 15 per cento del PIL umbro, occupando fra manodopera e indotto circa 5.000 lavoratori e costituisce un imprescindibile pilastro economico per l'intera regione e per il centro Italia;
l'area ternana, infatti, si è sempre caratterizzata come distretto fortemente specializzato nei settori non solo della chimica di base e innovativa ma anche degli acciai speciali e occupa numerosissimi dipendenti, senza considerare le tantissime imprese di manutenzione e le molteplici attività economiche di servizio che orbitano intorno ai due settori;
è nota la vicenda della riacquisizione di AST da parte di ThyssenKrupp: quest'ultima, nel novembre 2013, ha riacquisito, tra le altre, le attività di parte di Inoxum, di AST e delle sue società controllate (SDF, tubificio e Aspasiel). Il passaggio è avvenuto dopo un periodo di 2 anni per effetto della cessione della proprietà da parte della multinazionale finlandese Outokumpu, che ebbe ad acquistare la proprietà del polo dalla stessa ThyssenKrupp il 7 novembre 2012;
l'operazione si è perfezionata con l'approvazione dell'Unione europea intervenuta in data 13 gennaio 2014;
in ragione di tale perfezionamento, ThyssenKrupp ha fornito alla Commissione europea un piano di attività sugli investimenti in AST e sugli interventi per migliorarne la redditività, sulla base del quale la Commissione ha ritenuto che l'acquisizione avrebbe preservato una concorrenza effettiva, mantenendo una quarta forza competitiva nel mercato dello spazio economico europeo dell'inox;
successivamente ThyssenKrupp ha annunciato lo sviluppo e la presentazione entro il mese di luglio 2014 di un nuovo piano industriale al fine di rendere profittevole il sito di Terni, risanando i conti degli ultimi esercizi;
l'azienda il 17 luglio ha presentato a palazzo Chigi il nuovo piano industriale che ha confermato le preoccupazioni delle ultime settimane relative ad un ridimensionamento del sito umbro, che dà lavoro a circa 2.800 dipendenti e produce oltre un milione di tonnellate di acciaio inox all'anno: il piano presentato ipotizza, entro l'anno fiscale 2015-2016, la chiusura di uno degli attuali 2 forni elettrici al fine di incrementare la capacità produttiva del rimanente anche attraverso un investimento sul trasformatore. Altri elementi del piano sono: riduzione dei livelli occupazionali del personale diretto di circa 550 unità; rinegoziazione degli appalti e delle modalità e costi di approvvigionamento delle materie prime; rinegoziazione dei contratti del personale, con una complessiva diminuzione del 10 per cento dei costi rispetto ai livelli contrattuali attuali; interventi sui costi dell'energia, migliorando o in ogni caso mantenendo, quindi prorogando oltre il 2016, le attuali condizioni di favore in termini di costo dell'energia; riportare nell'unico soggetto giuridico le società del gruppo (Aspasiel, tubificio e società delle fucine) e conseguente riduzione del costo del lavoro riguardante la contrattazione di secondo livello;
il personale, secondo le previsioni del management tedesco (nella persona dell'amministratore delegato Lucia Morselli e Joachim Limberg in qualità di CEO dell'area "materials services" di ThyssenKrupp) dovrà essere ridotto di circa 550 unità. Sono previsti interventi sui costi in tutte le aree, per un risparmio stimato di 100 milioni in 5 anni (39 milioni nei primi 2 anni più altri 61 da spalmare nel quinquennio);
i licenziamenti sarebbero così distribuiti: 220 nei primi 2 anni e 330 alla fine dei 2 anni. A questi si devono aggiungere altri 400 dipendenti delle ditte esterne e dell'indotto che potrebbe coinvolgere fino a circa 900-950 dipendenti dell'intero sito ternano;
per il viceministro dello sviluppo economico, Claudio De Vincenti, il piano presentato "non va bene, e non è chiaro sulle prospettive". Le istituzioni locali lo giudicano "irricevibile" e per i sindacati è semplicemente "inaccettabile" (come si legge su un articolo pubblicato su "Il Sole-24 ore" del 18 luglio 2014) e all'incontro del 25 luglio presso la Camera del lavoro di Terni, a cui ha partecipato anche il primo firmatario del presente atto di indirizzo, gli stessi hanno definito il piano industriale della ThyssenKrupp come un piano finanziario che punta al ridimensionamento e che sancisce la deindustrializzazione di Terni e dell'Umbria;
il 5 settembre 2014 il Governo, a seguito dell'apertura di un tavolo di confronto presso il Ministero con l'impresa e le organizzazioni sindacali, ha chiesto ed ottenuto la sospensione dell'annunciata apertura della procedura di mobilità, stabilendo un "fitto calendario di incontri" con le parti sociali e il termine del 5 ottobre 2014 entro il quale trovare una soluzione condivisa in merito al piano di ristrutturazione proposto dall'azienda;
purtroppo il 9 ottobre 2014 il "fitto calendario di incontri" deciso al tavolo del Ministero per discutere il piano industriale di ThyssenKrupp, nella speranza di trovare una composizione tra gli interessi di efficientamento dell'azienda e la richiesta di tutele dei lavoratori e dei livelli occupazionali, è sfociato in un nulla di fatto;
infatti, fallito il tentativo di mediazione con il rigetto del piano proposto dal Governo, è stata riavviata da ThyssenKrupp la procedura di mobilità (sospesa il 5 settembre) e con l'imminente invio di 537 lettere di licenziamento per i lavoratori (fra operai, quadri e impiegati: 473 per la sola AST, i restanti distribuiti nelle società controllate), una volta trascorsi i 75 giorni dall'avvio della procedura secondo la normativa vigente; sono stati già cancellati, con decorrenza dal mese di ottobre, tutti gli accordi aziendali di secondo livello sul salario integrativo siglati negli ultimi anni;
inoltre l'azienda ThyssenKrupp ha già "proposto" un taglio del 20 per cento dei contratti stipulati con le ditte esterne (che fanno parte del cosiddetto indotto), dalla manutenzione ai trasporti passando per la vigilanza, la pulizia e l'edilizia industriale con prevedibili effetti sull'intero tessuto economico e sociale del ternano: "Una scelta distruttiva che metterà in ginocchio molte imprese e di conseguenza numerose famiglie" ha dichiarato il presidente di Confartigianato Giuseppe Flamini e "Così decine e decine di piccole imprese rischiano di chiudere, la desertificazione economica sarà generale" ha detto il presidente della Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa Giuseppe Bellavigna, come si può leggere in un articolo de "Il Giornale dell'Umbria" dell'11 ottobre;
sarebbero circa un migliaio, secondo i calcoli della Cgil, i lavoratori che operano nelle suddette ditte interessate alla problematica; le associazioni di categoria hanno lamentato anche ritardi nei pagamenti delle prestazioni già concesse all'acciaieria, con conseguente difficoltà nel pagamento degli stipendi (come si apprende da un articolo de "Il Sole-24 ore" dello stesso giorno);
le organizzazioni sindacali hanno già preannunciato uno sciopero e forte è la preoccupazione per le prospettive occupazionali e la mobilitazione dei lavoratori che hanno ricevuto anche la solidarietà delle istituzioni locali;
il piano di licenziamenti presentato da ThyssenKrupp per AST implicherebbe costi sociali ed industriali elevatissimi, in termini di impatto sia sull'occupazione diretta delle imprese del gruppo sia sulla riduzione dei volumi di produzione, sulle attività e sulle imprese dell'indotto;
lo stesso Presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi parlando ai sindacati a palazzo Chigi aveva dichiarato che "È urgente salvare gli stabilimenti di Termini, Taranto e Terni. Sono le tre T di cui bisogna subito occuparsi insieme" (si veda un lancio dell'agenzia Agi del 7 ottobre); a seguito del fallimento della mediazione, ha affermato di sentirsi "molto preoccupato per Terni. Cercheremo di riaprire la discussione. Le parti sono ancora troppo lontane, ma continueremo a lavorarci anche con il sottosegretario Del Rio", come riportato da "Il Giornale dell'Umbria" del 10 ottobre 2014;
suscita preoccupazione anche quanto riportato dalla stampa locale (si veda lo stesso articolo appena citato) secondo la quale "L'agenzia Bloomberg fa sapere che la Tk smantellerà completamente il suo residuo apparato produttivo dell'acciaio (Vdm, Ast e fonderia brasiliana) entro il 2020. L'ennesima variante sulle sorti tedesche di viale Brin nel tempo", a cui ha fatto da controaltare una nota dell'azienda che riaffermava l'obiettivo di rafforzare la posizione dell'azienda quale player di riferimento sul mercato europeo dell'inox;
effettivamente il piano ThyssenKrupp, nel suo insieme, non pare prospettare alcuna strategia di sviluppo industriale coerente con il ruolo riconosciuto anche dalla Commissione europea ad AST ed alle imprese del polo siderurgico ternano e presenta criticità anche sotto il profilo ambientale; l'associazione "Italia nostra", per bocca del presidente Andrea Liberati, ha stigmatizzato la richiesta della AST di ampliare lo smaltimento delle scorie presso l'ex discarica comunale di Pentima "non ancora cristallizzata e a rischio di possibili esplosioni di metano qualora vi fosse un collasso strutturale determinato dal peso dei rifiuti siderurgici", come si apprende da un articolo pubblicato su "Il Giornale dell'Umbria" del 13 ottobre;
si corre il serio rischio di indebolire il sistema produttivo e il potenziale di sviluppo del settore dell'acciaio in un Paese chiave nell'Unione europea, in un'area come quella del Mediterraneo alle prese con gravissimi problemi economici;
eppure il trend mondiale degli Stati occidentali più attenti ai cambiamenti è quello del rilancio del manifatturiero: settore cresciuto ad un tasso molto più elevato rispetto agli altri settori dell'economia globale, tanto che si parla di "re-shoring", che significa riportare in patria le produzioni, e che ha visto come protagoniste le politiche industriali del presidente americano Barack Obama;
l'area ternana nel suo insieme è un distretto produttivo con caratteristiche peculiari e strategiche, vista l'integrazione del polo siderurgico e quello chimico e meccanico; appare quindi fondamentale costituire strumenti di politica industriale specifici volti al sostegno delle produzioni di base, ed in particolare quelle della siderurgia e degli acciai inossidabili;
l'eventuale perdita del polo siderurgico rappresenterebbe un vulnus per l'occupazione e per la politica industriale del Paese in un settore in cui l'Italia è sempre stata leader e competitiva;
ex decreto-legge n. 34 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 75 del 2011, è stata prevista la costituzione del Fondo strategico italiano il cui azionista di controllo è Cassa depositi e prestiti: il fondo ha l'obiettivo di investire nel sistema economico nazionale, caratterizzato, rispetto a quello di altri grandi Paesi europei, da un minor numero d'imprese di grandi dimensioni ed opera quindi per favorire la crescita, il miglioramento dell'efficienza e l'aumento della competitività internazionale delle aziende di "rilevante interesse nazionale";
il Fondo strategico italiano SpA è una holding di partecipazioni che si propone di investire in imprese al fine della creazione di valore per i suoi azionisti mediante la crescita dimensionale, il miglioramento dell'efficienza operativa, l'aggregazione e l'accrescimento della competitività, anche a livello internazionale, delle imprese oggetto di investimento;
il Fondo strategico è un operatore istituzionale che acquisisce partecipazioni, generalmente di minoranza, di imprese di "rilevante interesse nazionale", che si trovino in una stabile situazione di equilibrio economico, finanziario e patrimoniale e abbiano adeguate prospettive di redditività e significative prospettive di sviluppo, idonee a generare valore per gli investitori;
sono considerate di rilevante interesse nazionale (così come previsto nel decreto del Ministro dell'economia e delle finanze del 3 maggio 2011 e dallo statuto della società Fondo), le imprese che operano nei settori della difesa, della sicurezza, delle infrastrutture, dei trasporti, delle comunicazioni, dell'energia, delle assicurazioni e dell'intermediazione finanziaria, della ricerca e dell'innovazione ad alto contenuto tecnologico e dei pubblici servizi;
al di fuori di tali settori, sono possibili target del Fondo strategico italiano le imprese che cumulativamente presentino un fatturato annuo netto non inferiore a 300 milioni di euro e un numero medio di dipendenti non inferiore a 250 unità. La dimensione può essere ridotta fino a 240 milioni di euro di fatturato e 200 dipendenti nel caso di società le cui attività siano rilevanti in termini di indotto e producano benefici per il sistema economico-produttivo nazionale, anche in termini di presenza sul territorio di stabilimenti produttivi;
Fondo strategico SpA è soggetta alla direzione e coordinamento da parte della Cassa depositi e prestiti, al fine di coordinare gli atti e le attività poste in essere dalla società e la Cassa stessa, in un'ottica di gruppo, salvaguardando, comunque, l'autonomia gestionale e la capacità della società di agire nel rispetto dei principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale;
il modello di business di Fondo strategico, delineato nel piano industriale approvato nel mese di novembre 2011, prevede le seguenti tipologie di possibile investimento: 1) consolidamento nazionale: creazione di aziende dimensionalmente importanti che possano essere competitive in modo sostenibile a livello globale e traggano beneficio da sinergie significative da utilizzare anche come volano per investimenti in ricerca e sviluppo; 2) partnership con aziende leader italiane nell'investimento in reti di distribuzione diretta: l'accesso diretto ai clienti ed ai mercati (domestico ed estero) si è dimostrato lo strumento più efficace per affermare il proprio marchio, valorizzarlo nel lungo termine e costruire vantaggi competitivi sostenibili, che si riflettono a loro volta in un circolo virtuoso di maggiore redditività e crescita; 3) partnership per acquisire concorrenti: la crescita per vie esterne, se fatta in modo mirato ed accompagnata da processi di integrazione focalizzati e metodici, è una via efficace di accelerazione del processo di incremento dimensionale; 4) investimento nel capo filiera: esistono settori dove la capacità di competere dell'azienda di riferimento determina le sorti di un intero comparto, con una significativa ricaduta sull'indotto; 5) investimento in aziende di infrastrutture e creazione di poli dei servizi locali: investire in aziende di riferimento nel panorama di sviluppo e modernizzare importanti infrastrutture e creare aggregazioni che consentano di ottenere economie di scala e di scopo, consolidando realtà aziendali altrimenti frammentate; 6) riorganizzazione della struttura azionaria: l'ampio tessuto di aziende familiari si trova spesso a dover gestire complesse tematiche di successione o esigenze di riorganizzazione della compagine azionaria, per meglio perseguire progetti di sviluppo ed evitare situazioni di stallo che ne possano minare la competitività nel lungo termine. In questi casi, Fondo strategico italiano si propone come partner di quegli imprenditori che vogliano continuare ad investire nella crescita della propria azienda. Tali tematiche si possono presentare sia in aziende con capitale privato, sia in aziende quotate ma con una struttura azionaria vulnerabile;
analizzando il perimetro di riferimento di Fondo strategico su scala europea, si osserva come il valore delle operazioni registrate fino a settembre 2012 risulti in calo rispetto al 2011 e si attesti a circa un quarto del picco del biennio 2006-2007; le transazioni hanno riguardato prevalentemente il settore industriale (27 per cento) e farmaceutico (18 per cento). Con riguardo alla suddivisione geografica, si osserva che le stesse operazioni sono state perfezionate in maggior misura nel Regno Unito (39 per cento), Germania (28 per cento) e Francia (10 per cento), mentre le operazioni perfezionate in Italia risultano pari solo al 3 per cento del totale complessivo (livello percentuale ai minimi storici);
tuttavia l'Italia primeggia per quanto riguarda le esportazioni mondiali nei settori dell'arredamento, moda e lusso, meccanica, metallurgica e industria dell'acciaio; inoltre, il nostro Paese si distingue per la capacità di creare prodotti leader in specifiche nicchie di mercato;
notevoli sono anche i finanziamenti e gli strumenti di incentivazione provenienti dal programma quadro europeo per la ricerca e l'innovazione (2014-2020), "Horizon 2020", diretto a sostenere la realizzazione di progetti di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale anche negli ambiti tecnologici così come individuarti dal programma stesso;
infine il decreto-legge n. 61 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 89 del 2013, recante "Nuove disposizioni urgenti a tutela dell'ambiente, della salute e del lavoro nell'esercizio di imprese di interesse strategico nazionale", prevede la nomina di commissari straordinari al fine di assicurare la continuità produttiva ed occupazionale;
si rende necessario un intervento deciso del Governo, tramite gli strumenti previsti dalla normativa vigente, ad ogni livello volto, anche nell'ambito del semestre di presidenza italiana del Consiglio dell'Unione europea, a scongiurare i prospettati licenziamenti, che dia garanzie ai dipendenti del loro futuro occupazionale e che possa ridare slancio alla crescita e sostegno agli investimenti produttivi del Paese, anche nella prospettiva di un più elevato livello di compatibilità ambientale,
impegna il Governo:
1) a riattivare tempestivamente ed urgentemente per la valutazione delle questioni esposte e per una loro rapida soluzione un nuovo tavolo istituzionale tra Governo, Regioni e tutti i soggetti interessati al fine di risolvere quanto prima una vicenda le cui ripercussioni di carattere economico, sociale ed occupazionale rischiano di provocare un forte impatto depressivo per l'Umbria e l'intera industria siderurgica italiana;
2) a farsi promotore in maniera decisa presso l'Unione europea di ogni utile iniziativa al fine di tutelare in maniera effettiva il valore di asset strategico nazionale che AST ricopre per l'economia italiana, sollecitando un impegno a valutare positivamente l'integrità del polo siderurgico ternano;
3) ad adottare ed attivare ogni utile iniziativa finalizzata a promuovere la redazione di un nuovo piano industriale che preveda:
a) come obiettivo primario, il mantenimento dei livelli occupazionali e di sicurezza dei lavoratori, sia nelle imprese del perimetro del polo siderurgico che in quelle dell'indotto;
b) l'adozione di tutti gli strumenti previsti al fine di valorizzare il patrimonio di competenze produttive proprie dell'area ternana e di sviluppo dei fattori di integrazione del sito AST e dunque evitare lo smantellamento di un sito industriale strategico quale quello ternano;
c) la predisposizione e l'individuazione di investimenti idonei a preservare i livelli tecnologici degli impianti e delle produzioni, considerata anche la sua peculiarità data dalla concomitante presenza del polo siderurgico e di quello chimico e meccanico;
4) a prevedere, anche con il coinvolgimento delle istituzioni regionali e locali, l'utilizzo delle risorse e degli strumenti previsti dal Fondo strategico italiano ovvero degli strumenti e delle risorse previsti dal programma europeo "Horizon 2020", per favorire il rilancio e lo sviluppo del sito ternano e dunque il mantenimento dei livelli occupazionali;
5) a valutare, in ultima analisi, l'opportunità di un commissariamento dell'azienda AST ThyssenKrupp ai sensi del decreto-legge n. 61 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 89 del 2013, a tutela dell'ambiente, della salute e del lavoro nell'impresa, al fine precipuo di assicurare il rilancio, la continuità produttiva e il mantenimento dei livelli occupazionali.

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