IL CASO VERDI: QUANDO I CITTADINI NON CONTANO NULLA

verdiL'approvazione in Consiglio Comunale, ieri, della delibera di giunta con cui si dà il via ai lavori di ristrutturazione del teatro Verdi è l'esempio più lampante, simbolico, brutale della considerazione che la Giunta Di Girolamo ha per i suoi cittadini e del futuro di questa città e dei suoi spazi culturali. Ovvero, nulla.

Quattordici associazioni (tra cui Bottega delle Idee, Semi del sapere, Italia Nostra, Fai, Lions e Istess) e più di 1900 cittadini hanno firmato una petizione con cui si chiedeva al Comune di fermare in tempo lo scellerato percorso avviato e aprire un'autentica partecipazione pubblica su un tema che sta a cuore a tutti: una partecipazione annunciata più volte dal sindaco e dall'assessore ai lavori pubblici Silvano Ricci e mai attuata. 

Per capire quanta considerazione abbiano l'assessore Ricci e il sindaco Di Girolamo per il parere dei cittadini sul teatro Verdi, basti pensare che l'unico incontro pubblico organizzato dall'amministrazione comunale in questi mesi – il 16 maggio a Palazzo Spada, cinque ore dalle 15.30 alle 20.30 – è stato quasi interamente occupato da una lunghissima conferenza sulla storia dell'architettura teatrale in Umbria a partire dagli Etruschi, e solo alle 19.40 è stata data la parola ai cittadini: tutti gli intervenuti hanno affermato di desiderare un ritorno al teatro all'italiana e Ricci e Di Girolamo hanno ribadito di escludere del tutto questa ipotesi, lanciata a suo tempo dalla Fondazione Carit e raccolta da molti architetti e addetti ai lavori.

L'attuale progetto, vale la pena di ricordarlo, è frutto di un percorso portato avanti “in solitaria” da Silvano Ricci, senza il coinvolgimento non solo dei cittadini, degli architetti e degli ingegneri ternani, delle associazioni e degli addetti ai lavori (artisti che nel teatro dovranno lavorarci) ma nemmeno dello stesso assessorato alla Cultura del Comune. 

L'assessore Ricci – spalleggiato da Di Girolamo e, oggi, dalla maggioranza in Consiglio comunale – ha deciso, contro il parere di associazioni, cittadinanza e addetti ai lavori, di procedere non ad una progettazione ampia e condivisa del teatro, ma ad una messa in sicurezza fatta in fretta e furia, con la scusa che non ci sono i soldi per una riqualificazione degna di questo nome.

Il punto è che i soldi – in realtà – il Comune non ce l'ha nemmeno per riaprire il teatro così come è adesso, eppure continua a sprecarne: prima con un'indagine affidata al Politecnico di Milano, poi affidando la progettazione ad uno studio esterno.

Alle tante richieste di bandire un concorso di idee, Ricci ha risposto con un bando “blindato”, in cui non si chiedevano idee per il nuovo Verdi, ma un progetto operativo per realizzare la sua. 

Di fatto oggi la situazione è questa: il Comune ha una disponibilità di 2 milioni e 900mila euro. Il progetto elaborato dallo studio vincitore del bando, prevede – per il restauro complessivo – 12 milioni di euro.

Con la delibera approvata ieri dal Consiglio Comunale, il Comune spenderà quindi quasi 3 milioni di euro per iniziare dei lavori che non può concludere.

Il Teatro Verdi, oltre ad essere un esempio dell'indifferenza dell'attuale giunta nei confronti delle istanze dei cittadini, è destinato a diventare l'ennesimo cantiere eterno.

Nel migliore dei casi – se, cioè, davvero si dovessero trovare i fondi per completare i lavori – la prossima amministrazione avrà pochissimo margine di scelta sul progetto architettonico, o sarà costretta a sprecare altri fondi per correggere quanto fatto fino ad oggi.

Come nel caso degli inceneritori, il parere di migliaia di cittadini e di esperti deve restare fuori dalle stanze del potere e dalle decisioni di chi amministra la città.

Il Movimento Cinque Stelle, da parte sua, se arriverà al Governo della città si impegna a condividere con la cittadinanza e con gli addetti ai lavori ogni futura scelta sul teatro Verdi, così come sulle politiche culturali della città.

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