A Terni la TARI uso non domestico più alta dell'Umbria. Applicare subito la tariffa puntuale

È a Terni la media delle tariffe TARI riferite alle utenze non domestiche più alta dell'Umbria. Se si raffrontano infatti, le tariffe applicate dai vari comuni umbri nel 2015, quello che imprenditori, negozianti e artigiani ternani sono stati costretti a pagare è una vera e propria sovrattassa imputabile alla mala gestio di decenni di governi che si sono succeduti in questa città.
E non finisce qui, visto che per quanto riguarda il 2016 è stato votato nell'ultimo consiglio comunale del 27 aprile u.s. da parte della maggioranza un ulteriore aumento indiscriminato del 3,1% delle tariffe TARI per utenze non domestiche per tutte le categorie.
Un vero salasso per ristoranti, trattorie, osterie, pizzerie e pub che si sono visti applicare nel 2015 la tariffa di 28,79 €/mq (che nel 2016 arriverà a 29,68 €/mq) al cospetto dei circa 15 euro/mq di Perugia e dei 17,52 €/mq di Foligno. Ma la vera mazzata è per la categoria degli Ortofrutta, pescherie, fiori e piante, pizzerie al taglio cui è stata applicata la tariffa di 37,46 €/mq, più del doppio di quanto applicato per la stessa categoria a Perugia (17,91 €/mq).
L'assurdo è che nonostante la media della tariffazione sia la più alta in Umbria, a Terni banche e istituti di credito insieme a discoteche e night club pagano le tariffe più basse tra i maggiori comuni dell'Umbria.
Tariffe che non guardano in faccia a nessuno, applicate senza vedere chi realmente è stato virtuoso e ha prodotto meno rifiuti indifferenziati, che non guardano in faccia al fatturato e alle difficoltà di chi cerca eroicamente di non abbassare per sempre le saracinesche. Tasse che spesso spingono definitivamente verso la chiusura artigiani, commercianti e ristoratori già colpiti dalla crisi.
Le attività che più subiscono le vessazioni dell'amministrazione PD infatti sono le piccole realtà locali tipiche del centro cittadino e dei mercati, che vengono penalizzate a favore della grande distribuzione. Quindi da una parte si spendono soldi per la promozione ed il marketing territoriale con iniziative meramente propagandistiche mentre dall'altra si uccidono le piccole attività con tariffe inverosimilmente alte.
Ciò risulta sbagliato anche nell'ottica dell'applicazione della strategia rifiuti zero votata dalla precedente amministrazione, ma mai applicata realmente, che prevederebbe importanti agevolazioni per chi vende prodotti sfusi che contribuiscono alla riduzione dei rifiuti a monte.
Gli Enti Locali dovrebbero infatti organizzare e strutturare dei sistemi di misurazione delle quantità di rifiuti effettivamente conferiti dalle singole utenze, cosa questa che non viene fatta.
E' proprio a causa di questo deficit amministrativo che ad oggi vengono colpite quelle attività che sono il motore propulsivo del turismo e che hanno un valore storico e culturale per la nostra città: ristoranti, bar, caffè e pasticcerie. Solo miseri incentivi invece per chi vende prodotti sfusi e si impegna per una riduzione del rifiuto alla fonte, in barba a tutti gli impegni sbandierati di fronte al Consiglio comunale e ai cittadini. Ciò va a tutto vantaggio di supermercati ed ipermercati che come tipologia di rifiuti verosimilmente producono una quantità molto superiore di imballaggi, cosa che andrebbe scoraggiata per evitare il trattamento termico dei rifiuti.

Da tutto questo ne traggono vantaggio banche e istituti di credito che nel 2015 hanno pagato una tariffa di € 4,51 €/mq contro i 10,91 €/mq di Perugia i 6,60 €/mq di Narni e i 25,27 €/mq di Città di Castello, per citarne solo alcuni.

Unica soluzione per liberare cittadini e commercianti dal giogo vessatorio di questa tassa è l'applicazione fin da subito della tariffazione puntuale dei rifiuti, unica misura che potrebbe innescare un circolo virtuoso, portando consistenti risparmi per l'amministrazione e il cittadino.

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