CAOS: i dati parlano chiaro, la relazione del valutatore no.

Dopo un anno di profonde riflessioni, il professor Trimarchi ha finalmente sciolto la riserva e firmato il contratto che lo identifica come valutatore indipendente relativamente ai risultati della gestione in concessione del sistema museale ternano.

Poco importa che definire indipendente un collaboratore conosciuto (come documentato dal M5S a suo tempo) dai concessionari sia operazione quanto meno dubbia, o che a retribuirlo siano i concessionari stessi. Ciò che importa è la valutazione, ed è arrivata.

Sono i fatti che noi dobbiamo commentare, senza pregiudizi o supposizioni su eventuali precedenti attività comuni tra il valutatore e alcuni dei concessionari.

Da una relazione inerente un’ attività operativa ci saremmo aspettati dati, numeri, fatti, raffronti, in sostanza un lavoro di ricerca e di analisi profondo, che almeno valga gli 8 mila euro di retribuzione in ore di lavoro.

Quella che si presenta invece è una relazione in cui i concetti si susseguono senza uno schema preciso, alla rinfusa, in maniera destrutturata ed incoerente, una esibizione di neologismi labirintici, in cui la poesia si incontra con l’epica per sconfinare nella lirica.

Una relazione in cui si esclude “ ogni possibile valutazione sui contenuti artistici, culturali e semantici di ogni singola azione e del programma nel suo complesso[...] La qualità non può e non deve essere oggetto di giudizio o anche di valutazione, se non da parte degli stessi progettisti che predispongono il programma culturale”.

Una valutazione in cui non si affronta un solo dato, un solo numero, in cui non si esprime nessuna valutazione di merito, ma in compenso ci si esibisce in affermazioni dall’indecifrabile significato come questa: “ Dall’altra parte un impatto orizzontale, generato dalla presenza partecipativa di un pubblico tendenzialmente eterogeneo e legato a svariate forme espressive, che ha potuto grazie alla componente critica delle iniziative stabilire delle connessioni interne, superando per questa via la consueta cornice asfittica che vuole l’offerta culturale erogatrice di un messaggio oggettivo e la domanda culturale mera recettrice passiva dell’unico messaggio ‘autorizzato’ in quanto generato convenzionalmente da esperti formalmente accreditati”.

È un vero peccato, perché dal nostro punto di vista i dati parlano molto chiaramente, l’unico vero risultato positivo è quello del bar, che attualmente sembra essere l’unica attrazione del sistema Caos: il bar incassa circa 300 euro al giorno, più di 100.000 euro l’anno, una cifra di tutto rispetto, mentre il museo incassa 4,5 euro al giorno.

Per fare un confronto siamo andati a cercare, tra i vari musei di cui il Ministero tiene i dati statistici, se ci fosse qualcosa di paragonabile come risultati a quelli ottenuti a Terni. In effetti il Museo Archeologico di Sepino, in provincia di Campobasso, fa 1300 paganti l’anno che confrontati con i 400 scarsi di Caos ci suggeriscono la reale situazione in cui i concessionari hanno fatto sprofondare la cultura e i beni culturali della città.

Meno di un pagante di media al giorno, questo è il dato che avremmo voluto leggere nella indipendente relazione del valutatore. La riflessione da fare è ben più drammatica, il centro Caos è in verità abbastanza frequentato per i laboratori, manifestazioni estemporanee, eventi di ogni genere; insomma di gente ce ne passa, non moltissima, ma una base di frequentazione c’è. Come mai allora non si riesce a convertire in fruitori degli spazi museali nessuna delle presenze arrivate a Caos per altro genere di motivo?

Un esempio sono i dati del festival della creazione contemporanea: 2878 paganti e nello stesso periodo 18 visitatori paganti nei musei, ciò manifesta la totale incapacità di comunicare il valore della struttura nel suo complesso.

L’attività editoriale, benché prevista nel bando, dopo un paio di mesi è completamente morta e sepolta, gli spazi annessi alle varie aree museali sono stati più volte documentati per lo stato di degrado e abbandono, le attività volte a far crescere il valore percepito e reale del patrimonio culturale contenuto nei musei sono equivalenti a zero.

Non si capisce se esista o meno un biglietto unico tra la cascata e Carsulae con Terni, non esiste una comunicazione integrata, una strategia culturale e turistica comune, ne un sistema logistico in grado di trasferire i flussi turistici dalla cascata a Terni, da Terni a Carsulae e cosi via. Abbiamo centinaia di migliaia di persone che visitano un luogo a 10 km da Terni e nessuno riesce a portarne una piccolissima percentuale a vedere i nostri musei.

In ogni caso di tutto questo nella valutazione indipendente non c’è traccia. Anzi il valutatore ci conforta “ la risposta del pubblico ternano (...) risulta confortante”.

Ci domandiamo allora quali risultati si stiano aspettando prima di riscontrare che forse il sistema museale ternano ha un problema.

Stiamo realmente spendendo quaranta mila euro in 5 anni per essere costretti a leggere periodi diversamente parasubordinati come questi?

E’ questo il rispetto per l’intelligenza dei ternani? Questo è il rispetto per il nostro patrimonio culturale? Ed in tutto questo ci saremmo aspettati un ringhio furibondo da parte dell’assessore alla cultura e invece? Baci e abbracci, tutto va bene, è tutto ok.

Ma ci dobbiamo accontentare di questo? Di essere doppiati dal museo di Sepino?

 

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