Finita la vita utile del nosocomio ternano, basta toppe

Cinque anni fa parlavamo di ambiente e andavano casa per casa a dire che volevamo chiudere l'acciaieria, salvo poi diventare tutti sensibili alla tematica ambientale.
Oggi chiediamo rispetto per il nostro territorio, sicurezza nelle strutture ospedaliere e una programmazione a lungo termine per la realizzazione di un nuovo ospedale dell'Umbria meridionale all'altezza del nostro patrimonio di professionalità, progressivamente relegato ai margini nella nostra regione.
Andranno casa per casa a dire che vogliamo chiudere l'ospedale, poco importa. Domani saranno opposizione. 

 

FINITA LA VITA UTILE DEL NOSOCOMIO TERNANO, BASTA TOPPE:

 

ENTRO L'ANNO PORRE LA PRIMA PIETRA DEL NUOVO SUPEROSPEDALE UMBRIA SUD

 

I sottoscritti consiglieri regionali

PREMESSO CHE
, a seguito della nostra interrogazione del 9 gennaio u.s. sull'oggettiva crisi cronica della struttura dell'Ospedale di Terni, il presidente della III Commissione regionale, Attilio Solinas, in visita al Santa Maria di Terni il 18 gennaio u.s., ha parimenti dichiarato che “Ora, a mio avviso, tra le priorità c’è il reparto di Oncologia, le problematiche vanno risolte e anche urgentemente. Nel complesso ho un elevato giudizio della struttura, che però ricordo essere molto vecchia; si può mettere a posto e anche molto bene, ma è come mettere delle toppe. Su un ospedale che attrae molti pazienti anche da fuori regione credo sia il caso di riaprire un ragionamento sull’ipotesi di realizzare una struttura nuova, magari anche fuori dal centro cittadino” (http://www.umbriaon.it/ospedale-di-terni-merita-nuova-sede/);
che effettivamente l'Ospedale di Terni risulta essere tra i più vecchi della regione, tanto che l’inaugurazione avvenne nel 1970, ma il progetto iniziale risale addirittura al 1948, mentre la prima pietra sarebbe stata posata nel 1955! (fonte: https://umbriasud.altervista.org/terni-trentanni-per-il-nuovo-ospedale/)
che, nel corso del recente passato, pur dopo anni e decenni di attesa, sono stati costruiti ex novo gli Ospedali di Perugia, Foligno, Branca, Todi, Orvieto, mentre la struttura di Terni è quella che conosciamo, con evidenti problemi, affrontati a suon di diseconomici e inutili rattoppi, con spese superiori a € 50 milioni. Peraltro, come ricordato anche nel precedente question time, nonostante le ingenti somme spese -oseremmo dire in buona parte bruciate- l’ospedale rimane non antisismico (già chiusa e poi riaperta la mensa per lesioni strutturali, con lavori di messa in sicurezza svolti, ma opere di consolidamento da effettuare), energeticamente dispendioso, con ascensori inadeguati e tali da non garantire una funzionalità ottimale rispetto alle necessità e alle nuove strumentazioni che vengono continuamente movimentate.
Appare quasi superfluo in questa sede rammentare nuovamente le vicende del reparto di oncoematologia, le barelle in corsia, i 170 posti letto persi negli ultimi 20 anni, i numerosi pazienti necessariamente dislocati su altri reparti, con ulteriori fenomeni già noti alle cronache, legati anche al fatto che la struttura non è ulteriormente ampliabile;
che però il nosocomio ternano, grazie alle sue eccellenti professionalità e specializzazioni, risulta essere un presidio molto attrattivo alla luce della mobilità attiva che produce soprattutto dall’Alto Lazio, anche a seguito del depotenziamento dei servizi negli ospedali più vicini (es. Narni), con alcuni reparti costantemente sotto pressione e personale ridotto all’osso, costretto a lavorare in strutture vetuste e non adeguate.
Il solo Pronto Soccorso accoglie mediamente circa 120 pazienti al giorno dei quali oltre il 30% viene poi ricoverato (fonte ass. Barberini, risposta al question time del 9 gennaio);

CONSIDERATO
che, secondo quanto illustrato dal DM 14.01.08 (NTC) che definisce la vita nominale come “il numero di anni nel quale la struttura deve poter essere usata per lo scopo al quale è destinata”, appare corretto considerare per gli ospedali una vita nominale pari a 50 anni.
Come rilevato ufficialmente pure da altre Regioni, la rapida trasformazione dei modelli operativi di assistenza, nonché la durabilità dei materiali utilizzati per la realizzazione di tali opere, determinano che, da un punto di vista funzionale, la vita media di un ospedale non superi il mezzo secolo, trascorsi i quali l’edificio necessita di significative trasformazioni funzionali per cui il valore d’investimento tende a coincidere con il valore di ricostruzione;
che, secondo i piani già dichiarati in varie sedi (question time del 9 gennaio u.s.), la Regione Umbria, per mezzo della ASL, dopo circa 30 anni di attesa (!), sarebbe finalmente pronta a spendere oltre 58 milioni (di cui 18 mln ex L. 67/88, art. 20) per il nuovo ospedale comprensoriale di Narni-Amelia e circa 26 milioni per la c.d. “Città della Salute”, ma senza una pianificazione o una programmazione di medio-lungo termine che abbia realmente preso in considerazione l’irreversibile obsolescenza del nosocomio ternano e la fine della sua vita utile;

INTERROGANO LA GIUNTA PER SAPERE
se risponda al vero che l'Ospedale Santa Maria di Terni sia tuttora privo della CPI e dunque dell'agibilità, con almeno un procedimento penale in corso a causa dei gravissimi ritardi sin qui accumulati e col rischio di sequestro/chiusura giudiziaria dell'intera struttura, comunicando se dunque, entro l'anno corrente, intenda porre la prima pietra del nuovo superospedale dell'Umbria sud da collocare nella Conca ternano-narnese, individuando rapidamente le aree più adatte allo scopo, procedendo alle relative trasformazioni urbanistiche, informando pertanto sullo stato di progettazione della futura struttura sanitaria, volta a dismettere definitivamente l'attuale Santa Maria di Terni, edificio di cui, in termini di programmazione, non sono nemmeno chiari gli anni di funzionalità residua

Andrea Liberati – Maria Grazia Carbonari

Gruppo M5S Regione Umbria

 

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19 Dicembre 2018

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