PATTO FI-LEGA NORD-PD CONDANNA TERNI, MA ANCHE GUBBIO.

Nessuna parola per impedire che siano gli inceneritori ternani a bruciare le 140mila tonnellate di rifiuti previste dallo 'Sblocca Italia' nella mozione votata in data odierna dal centro destra a firma di Leonelli (PD), Rometti (PSI), Ricci, Mancini e Fiorini (LN), Nevi (FI), Squarta (FdI), De Vincenzi (RP). Ciò a voler tacere di quel che potrà accadere anche a Gubbio in spregio alla salute umana, a detrimento della qualità della vita di cittadini da tempo sotto stress socio-ambientale.
L’atto approvato dal Consiglio Regionale respinge ovviamente la possibilità di costruire un nuovo inceneritore in Umbria, ma indica de facto la strada al Governo, indirizzandolo verso l’autorizzazione dei due impianti esistenti a Terni, impianti in grado di poter bruciare sin da subito i rifiuti umbri, qualora autorizzati.  

Non solo! 
L’atto chiede la piena attuazione del Piano Regionale dei Rifiuti che prevede la produzione di 60mila tonnellate di combustibile solido secondario, mascherato dietro a un ridicolo no alla combustione in loco, che può essere tranquillamente aggirato grazie alla normativa in vigore che eleva il CSS alla qualifica di combustibile, magari da bruciare non solo a Terni, ma anche nei cementifici di Gubbio, come a più riprese richiesto da Forza Italia.
Vettore potrebbe essere il famigerato Consorzio Ecocarbon tanto promosso dall’ex assessore Rometti, firmatario della mozione di oggi. 
Lo schema di Decreto 'Sblocca Italia' sviluppa il calcolo del fabbisogno regionale su una previsione più che ottimistica: il 65% di raccolta differenziata. Obiettivo decisamente lontano in considerazione della gestione fallimentare della Regione e alla totale assenza di politiche Rifiuti Zero che oggi ci fanno appena rasentare il 50%, con ampie aree dell'Umbria sotto al 40% di differenziata. 
Bisognerebbe qui chiedersi come mai, da troppo tempo, nella piccola Umbria non riesca a decollare un servizio in mano prevalentemente a società multiservizi, a imprese a capitale misto pubblico-privato, a grandi cooperative. Un non-servizio che cittadini e imprese comunque pagano lautamente per decine di milioni ogni anno, con costi ambientali e sanitari aggiuntivi ancora da calcolare.

Come noto, nella Conferenza dei servizi riguardante l’inceneritore Aria SpA di Terni, ACEA ha dichiarato che la capacità dell’impianto si attesta a 140mila tonnellate. Il teatrino sembra ormai ben posizionato: anche qualora dovessero essere bloccate le autorizzazioni per Terni Biomassa, circa 30-40mila tonnellate di capienza, la sola Terni potrebbe rispondere totalmente al fabbisogno regionale, permettendo alla Marini e a Di Girolamo di sbandierare un ALT di facciata alla riaccensione del secondo inceneritore, condannando così la città dell'acciaio a essere camino unico dell’Umbria per il prossimo secolo, con Gubbio a ruota -sempre che questo Governo non vada ulteriormente avanti, riuscendo poi nell'intento di accendere un ulteriore impianto altrove per bruciare pure i rifiuti di fuori regione

Thomas De Luca -consigliere M5S Terni
Andrea Liberati -consigliere M5S Umbria
Rodolfo Rughi -consigliere M5S Gubbio

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