Assistenza Socio-Sanitaria indiretta ✰✰✰✰✰ APPROVATO ✰✰✰✰✰

Atto presentato il 25 Agosto 2014

Al Sindaco di Terni
Al Presidente del Consiglio Comunale
Agli Assessori competenti
Alla Segreteria Generale del Comune


ATTO DI INDIRIZZO

OGGETTO: ASSISTENZA SOCIOSANITARIA INDIRETTA

 

PREMESSO
Che il cittadino ha il fondamentale diritto alla vita indipendente, come indicato dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, recepita dallo Stato Italiano con la Legge n. 18/09 ; che “riconosce l’importanza per le persone con disabilità della loro autonomia ed indipendenza individuale, compresa la libertà di compiere le proprie scelte”
Che la libertà di autodeterminazione viene di fatto negata alle persone anziane e alle persone con disabilità, ogni volta che viene negata una concreta possibilità di scegliere dove e come vivere.
Che la piena ed effettiva libertà di scelta deve necessariamente passare anche per la scelta del tipo di assistenza.
Che in ottica di libera scelta, l’assistenza autogestita si ricollega al diritto alla vita indipendente (art.19 Convenzione ONU).

OSSERVATO
Che l’assistenza autogestita è un intervento che si configura come assistenza indiretta.
Che in Umbria, e in particolare nel territorio della conca ternana, risulta ormai da anni incomprensibilmente radicata la scelta di privilegiare, pressoché unicamente, l’erogazione di assistenza di tipo “diretto”.

Che il fatto che l’assistenza diretta sia gestita da strutture organizzative – le quali vantano un’esperienza pluriannuale negli interventi domiciliari, nonché nella gestione di strutture semi-residenziali e residenziali – non risulta essere garanzia di maggior rispondenza ai bisogni e alle aspettative delle persone con disabilità e dei loro familiari, né di rispetto del diritto degli stessi di autodeterminare le proprie scelte di vita.

Che, quindi, molte persone con disabilità della nostra regione, e in particolare nel nostro comune, si vedono ancor oggi negare la possibilità concreta di scegliere se vivere a casa loro o essere costretti al ricovero residenza socio-sanitaria.

CONSIDERATO

Che l’intervento a favore delle persone con disabilità e anziane non autosufficienti debba confluire in un progetto individuale globale nel quale si individuino le prestazioni da attivare per garantire obiettivi di vita (eventualmente di vita indipendente) fissati con la persona o con i suoi familiari, e non solo sulla base della diagnosi di gravità.
Che il Progetto Individuale Globale è uno strumento essenziale per definire la combinazione più appropriata di servizi ed interventi e quindi non è possibile definire a priori l’esclusione della possibilità di Assistenza Autogestita e quindi Indiretta.
Che l’assistenza indiretta offre, laddove esistono le condizioni favorevoli per l’attivazione, maggiore flessibilità, richiede adeguata responsabilizzazione per la gestione dei finanziamenti e garantisce maggiore possibilità di modulare la spesa rispetto alle esigenze più complesse.

RILEVATO

Che i riferimenti legislativi che lo permettono ci sono:
Legge 328/2000 – art.1: 1. La Repubblica assicura alle persone e alle famiglie un sistema integrato di interventi e servizi sociali, promuove interventi per garantire la qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione e diritti di cittadinanza, previene, elimina o riduce le condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e familiare, derivanti da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e condizioni di non autonomia, in coerenza con gli articoli 2, 3 e 38 della Costituzione.
162/1998 che va a modificare e integrare l’art. 39 della 104) - art. 1: «l-bis) a programmare interventi di sostegno alla persona e familiare come prestazioni integrative degli interventi realizzati dagli enti locali a favore delle persone con handicap di particolare gravità, di cui all'articolo 3, comma 3, mediante forme di assistenza domiciliare e di aiuto personale, anche della durata di 24 ore, provvedendo alla realizzazione dei servizi di cui all'articolo 9, all’istituzione di servizi di accoglienza per periodi brevi e di emergenza, tenuto conto di quanto disposto dagli articoli 8, comma 1, lettera i), e 10, comma 1, e al rimborso parziale delle spese documentate di assistenza nell'ambito di programmi previamente concordati; l-ter) a disciplinare, allo scopo di garantire il diritto ad una vita indipendente alle persone con disabilità permanente e grave limitazione dell'autonomia personale nello svolgimento di una o più funzioni essenziali della vita, non superabili mediante ausili tecnici, le modalità di realizzazione di programmi di aiuto alla persona, gestiti in forma indiretta, anche mediante piani personalizzati per i soggetti che ne facciano richiesta, con verifica delle prestazioni erogate e della loro efficacia»);
Convenzione ONU del 2006 ratificata dal parlamento italiano con la legge 18/2009 e quindi legge dello stato. Art.19: "Le persone con disabilità abbiano la possibilità di scegliere, su base di uguaglianza con gli altri, il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere; le persone con disabilità abbiano accesso ad una serie di servizi a domicilio o residenziali e ad altri servizi sociali di sostegno, compresa l’assistenza personale necessaria per consentire loro di vivere nella società e impedire che siano isolate o vittime di segregazione; i servizi e le strutture sociali destinati a tutta la popolazione siano messe a disposizione, su base di uguaglianza con gli altri, delle persone con disabilità e siano adattati ai loro bisogni".

Che il Servizio sanitario Nazionale non obbliga a limitazioni in tal senso.
Che da tempo in molte altre regioni italiane questa pratica è attuata.
Che le competenze del comune in questa materia sono indiscutibili, rientrando nei compiti permessi all’Amministrazione.
Che il sindaco Di Girolamo ha firmato, in campagna elettorale, un documento in cui egli si assumeva un impegno davanti agli elettori in tal senso (Punto 4 del documento presentatogli dalle associazioni che aderiscono alla FISH ed alla FAND), volto a: “Garantire il diritto di vivere nella propria comunità sociale, con la stessa libertà di scelta delle altre persone e definire una rete di servizi e opportunità per favorire la vita autonoma e indipendente”.
“In particolare si assumeva l’impegno a garantire il diritto alla Vita Indipendente, come indicato anche all’art. 19 della Convenzione dell’ONU, a partire dal pieno riconoscimento della libertà di scegliere indifferentemente tra l’assistenza domiciliare diretta e l’assistenza personale auto-gestita, nonché offrendo uno specifico supporto alle persone con disabilità e le loro famiglie affinché possano rafforzare la propria capacità di operare scelte appropriate e coerenti con le proprie aspettative ed obiettivi di Vita Indipendente”.
Che esiste una delibera della Giunta Comunale di terni n.593 del 04.12.2008 (impegno preso prima che uscisse la legge 18) per aderire alla Convenzione Internazionale per i diritti delle persone con disabilità.
Che è stata firmata una Convenzione tra Comune di Terni e Ausl 2 con delibera 185 del 14 maggio 2014 , in cui l’allegato 1 delle Linee Organizzative prevede “percorsi assistenziali che limitino o ritardino il ricovero in strutture di tipo residenziale” prevedendo anche contributi economici per favorire tale pratica: “Con tale prestazione i servizi sociosanitari territoriali hanno la possibilità di attribuire contributi economici finalizzati all’acquisto di servizi di assistenza famigliare con regolari contratti di lavoro con badanti o assistenti famigliari”.
Che, sempre secondo la Convenzione citata, è previsto che il contributo venga erogato in ragione della presentazione di un regolare contratto di assunzione fatto direttamente dall’utente secondo le necessità.

RITENUTO
Che questa tipologia di servizio per risultare conforme alla normativa vigente debba offrire una reale decisionalità al cittadino, favorendone il pieno potenziale espressivo e non inibendolo.


RICORDATO
Che l’offerta di assistenza indiretta sul territorio non può essere necessariamente sostitutiva di quella diretta, né sostituisce l’utilità dei centri diurni o delle strutture residenziali; per cui i diversi tipi di assistenza possono coesistere.
Che in passato in Umbria l’assistenza indiretta esisteva e nel 2005 è stata abolita a favore di una politica volta a sviluppare le strutture residenziali, e che a Terni timidamente si è in procinto di iniziare una sperimentazione atta a modificare tale impostazione.
Che la convenzione Comune-AUSL 2 sulla compartecipazione servizi sanitari e socio assistenziali sulla domiciliarità, con delibera n. 185 del 14 maggio 2014 che tra le varie possibilità prevede appunto il contributo economico per famiglia con disabilità, per assistente familiare, quindi per l’assistenza indiretta, non è ancora stata messa realmente in situazione di operare.
Che la convenzione suddetta va comunque potenziata e monitorata per una piena e più ampia attuazione.

IL CONSIGLIO COMUNALE DI TERNI IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA

Ad attivare l’offerta dell’assistenza indiretta e messa a disposizione delle persone con disabilità in un possibile ventaglio di soluzioni, rendendo coerenti gli impegni presi dalla giunta con la delibera 185 citata.
A potenziare la convenzione stanziando fondi secondo un piano non annuale, ma quinquennale che analizzi la diversità di richiesta verso un tipo di assistenza piuttosto che l’altra, per modificare annualmente la previsione di spesa verso l’indiretta o la diretta.
A stanziare una cifra di partenza alla quale possa aggiungersi il risparmio derivante da una eventuale riduzione della spesa per ricoveri in residenza protetta o assistenza diretta, qualora aumentassero le richieste della popolazione a favore della assistenza indiretta.
Ad istituire un Osservatorio comunale (un Osservatorio in linea con l’art. 3 della Convenzione ONU) che sia collegato con l’Osservatorio regionale a cui inviare i dati della condizione della disabilità, raccolti a Terni. Osservatorio come strumento utile al comune stesso per correggere l’azione amministrativa.
A orientare la scelta del tipo di assistenza in accordo e insieme all’utenza, elaborandola all’interno di un piano personalizzato collegato al concetto di Vita Indipendente, e che dia realmente al cittadino la possibilità di decidere tra l’assistenza diretta e quella indiretta offrendogli la capacità di assumere e gestire personalmente un assistente personale. Ciò attraverso una presa in carico globale della persona.
A valutare adeguatamente la situazione personale dell’utente offrendo il massimo delle risorse per realizzare davvero quanto scritto in Convenzione, e cioè di optare “per quest’ultima scelta (quella del ricovero in strutture residenziali) solo nei casi in cui risulti l’unica possibile”, e che il ricovero non sia l’unica soluzione possibile per cause economiche.
A permettere anche la de-istituzionalizzazione. Cioè dare alle persone istituzionalizzate la possibilità di uscire dalle strutture residenziali e incominciare un percorso di vita indipendente già nei prossimi mesi.
A pensare una diversa impostazione per la nuova convenzione che si andrà a stipulare tra Comune ed USL Umbria2 l’ano venturo alla scadenza dell’attuale che recita: “ L’entità del contributo non può essere superiore alla quota sociale relativa all’inserimento nelle residenze protette”. E sollecitare l’imputazione dell’assistenza autogestita anche al bilancio sanitario, almeno per la parte riconducibile ad attività coperte da assistenza tutelare o domiciliare, così come avviene per l’assistenza diretta. Non limitando a priori le ore di lavoro delle assistenze personali assunte, prevedendo anche più assunzioni contemporaneamente per coprire turni di lavoro maggiore se realmente necessarie alla vita indipendente, e quindi poter superare il massimale previsto dalla Convenzione in corso, di 1000 euro mensili.
A permettere che sia l’utente stesso a scegliere la persona da cui farsi assistere, previa sua valutazione diretta.
A permettere l’integrazione e la cumulabilità con le altre forme esistenti di assistenza e contributo economico.
A riconsiderare l’assegnazione del contributo solo secondo l’ISEE, in quanto ciò non garantisce equità, se non vengono considerati contemporaneamente costi diretti ed indiretti che deve affrontare la persona. Considerare solo l’ISEE non è sufficiente. Alla valutazione che farà l’Unità Valutativa Multidisciplinare in riferimento a tutto il reale contesto di vita, e le motivazioni della persona, per una più approfondita analisi del funzionamento della persona nelle sue relazioni con gli altri e con l’ambiente, considerando facilitatori e barriere, va associata una analisi appunto dei costi diretti ed indiretti, per mantenere un senso di equità tra i cittadini.
A istruire una rivalutazione annuale: a. del reddito dell’utente, considerando la “ricchezza disponibile meno i costi”, per una eventuale riduzione o aumento dell’erogazione contributi; b. della situazione di vita se mutata e quindi necessitante di una modifica del contributo.
Ad individuare un referente comunale che seguirà la valutazione e l’attuazione del “progetto di vita indipendente globale” al cui interno si decida anche dei contributi economici, implementando l’insieme dei servizi per sostenere il processo di vita indipendente avviato. Tale dipendente sarà individuato tra i dipendenti comunali già interessati ai rapporti socio assistenziali.

Terni, li 25/ 08/2014

Angelica Trenta, Patrizia Braghiroli, Thomas De Luca, Federico Pasculli, Valentina Pococacio

Gruppo consigliare MoVimento 5 Stelle

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